Caporetto e il ripiegamento al Piave (ottobre-novembre 1917)
Il 24 ottobre 1917 iniziò la dodicesima battaglia dell’Isonzo, passata alla storia come la Battaglia di Caporetto. Le forze austro-tedesche, sfruttando gas lacrimogeni, un bombardamento devastante e tattiche d’infiltrazione, sfondarono il fronte italiano in corrispondenza di Plezzo, Caporetto e Tolmino. In pochi giorni crollò l’intero sistema difensivo italiano sull’Isonzo, e l’esercito (circa 400.000 soldati) fu costretto a una ritirata caotica fino al fiume Piave.
Bertolotti combatté sul Monte Lozza durante le ultime fasi del ripiegamento dall’altopiano. Nel caos della ritirata, mentre migliaia di reparti si sbandavano e l’esercito italiano perdeva oltre 300.000 prigionieri, la 44ª Batteria mantenne la coesione e continuò a operare.
Il contesto strategico delle Melette
L’abbandono del settore nord-orientale dell’altopiano vicentino a seguito di Caporetto impose nuove linee difensive. L’11 novembre 1917 iniziò la Seconda Battaglia delle Melette, con la linea italiana che correva dal Monte Badenecche lungo la Val Brenta fino al Ciglione destro della Val Gadena, difesa dalla 52ª Divisione Alpini del 1° e 4° raggruppamento.
Il settore delle Melette di Gallio (Monte Badenecche, Monte Tondarecar, Monte Castelgomberto, Monte Fior) era la vera ultima barriera prima della pianura veneta: la sua caduta avrebbe potuto aprire agli austro-ungarici la strada verso Bassano e Vicenza.